AMBIENTE E ENERGIA

IL MIGLIOR FUTURO POSSIBILE

1) Rifiuti zero, Toscana plastic-free
Attuare i dettami dell’economia circolare per produrre la minor percentuale di rifiuti possibile (la Toscana è solo tredicesima tra le regioni per l’efficacia della raccolta differenziata) e quindi dismettere gli inceneritori e superare la necessità di nuove discariche.
Attuare tutte le strategie politiche, tecniche ed economiche per una riduzione drastica dell’inquinamento da materie di derivazione petrol-chimica come per esempio una drastica diminuzione della plastica (con l’obiettivo finale di far diventare la regione “plastic-free”), attuando politiche serie e definitive di diminuzione degli imballaggi;

2) Acqua pubblica ed esente da inquinanti
Negli ultimi dieci anni le tariffe del servizio idrico sono aumentate del 90%, eppure nel 2011 un referendum stabiliva che sull’acqua non si doveva continuare a fare profitto. Noi promettiamo di rispettare la volontà popolare e riportare in mano pubblica il servizio idrico, garantendo un’enorme diminuzione del costo di questo bene fondamentale e importanti sgravi verso chi ne fa un uso morigerato.
La Costituzione Italiana non riconosce, né garantisce espressamente, il diritto all’acqua, ma diverse disposizioni consentono di ricostruirlo come Diritto Fondamentale ad accedere a una risorsa necessaria alla sopravvivenza, nel rispetto del principio solidaristico e del principio di uguaglianza sostanziale, nonché della tutela della salute individuale e collettiva (Artt.2,3,32 della Costituzione Italiana).
In Italia, con gravi effetti dal punto di vista ambientale, il consumo di acqua minerale imbottigliata è in continuo aumento anche a causa della diffidenza nei confronti delle acque di rubinetto, causata da numerosi episodi di contaminazione di varia provenienza.
Il nostro Belpaese supera le nazioni europee più industrializzate nell’emissione di metalli pesanti, in particolare di mercurio, nichel, cadmio e arsenico direttamente nei corsi d’acqua. La legge impone controlli molto severi per gli acquedotti, mentre la normativa relativa alle acque minerali imbottigliate è meno rigida per alcune sostanze anche di rilevanza medica per cui i limiti sono assenti (per esempio alluminio, ammonio, berillio, vanadio).
Viene lasciata la discrezione allo stesso produttore rendendo obbligatoria solo l’analisi dei costituenti chimici maggiori.
Tutte le acque sono esposte a varie sorgenti di possibile contaminazione, soprattutto in situazioni di caos amministrativo e di lassismo come in Italia.
Sarebbe opportuno che le normative venissero uniformate e che venissero imposti limiti anche per elementi quali berillio, fosforo, tallio, uranio, zinco e molibdeno, potenzialmente tossici per la nostra salute. Infine, sulla base del principio di precauzione, non dovrebbero essere consentite deroghe ai valori-limite inferiori fissati sulla base di procedure internazionali concordate per la valutazione del rischio e per la tutela della salute pubblica;

3) Stop pesticidi e OGM
Il 1/8/2018, attraverso una delibera, la Regione Toscana ha approvato contro ogni buon senso l’utilizzo di 130 pesticidi. Ci impegniamo a riformare alla base questa visione scellerata per cui in nome della produzione sarebbe legittimo disperdere ettolitri di veleno sulla nostra terra, che attraverso decisioni come questa le amministrazioni stanno devastando.
Ci batteremo quindi per l’abolizione dell’uso di pesticidi, fertilizzanti chimici, conservanti dannosi e contro l’introduzione di OGM, per una politica di consumo di prodotti agricoli stagionali provenienti dalla nostra stessa regione o meglio dal comune di appartenenza, e per una politica di sostegno dei produttori biologici, per la creazione e promozione di orti biologici urbani, mercati contadini e per la difesa di realtà che rappresentano beni comuni di stampo contadino in contrasto con la grande distribuzione.
Per questo vogliamo identificare e creare bio-distretti risanati (privi d’inquinamento e fonti inquinanti), promuoverli attraverso una politica di detassazione e favorire su aree pubbliche la libera vendita di prodotti provenienti da tali aree risanate. Al contempo aumenteremo la tassazione sull’agricoltura intensiva in quanto causa di inquinamento al pari delle industrie, e disincentiveremo le monoculture;

4) Politica energetica non distruttiva per l’ambiente
Politica energetica di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili purché non invasive e distruttive per l’ambiente e dannosi per la salute umana o per l’ecosistema.
Per queste ragioni ci opponiamo fermamente alla creazione del parco eolico sui crinali del nostro appennino tra il Giogo di Corella e Villore (vicino a Borgo San Lorenzo), che riteniamo essere un vero e proprio scempio paesaggistico, una gravissima e insostenibile alterazione ambientale che favorisce il business e la speculazione dei proponenti senza alcuna ricaduta sul territorio, in particolare sotto il profilo del lavoro che si svolge molto lontano e, a impianti realizzati, utilizzando sistemi di controllo da remoto;

5) No geotermia e attività di natura estrattiva ad alte profondità
Assistiamo a un proliferare di concessioni per attività di natura estrattiva ad alte profondità (geotermia ed estrazione CO2). Si tratta di trivellazioni che possono immettere nell’atmosfera e nelle falde acquifere grandi quantitativi di radon ed elementi radioattivi, quantità enormi di composti solforosi e, secondo alcuni studi, destabilizzare intere aree producendo microsismi. Tali attività non producono alcun beneficio in termini occupazionali, né in termini di ricchezza per il nostro territorio.
È necessario opporsi alle concessioni per attività del genere, facendo valere il “principio di precauzione”;

6) NO 5G ed elettrosmog
Con l’avanzare del 4G e del 5G si prospetta una selva ancor più fitta d’antenne, quasi una per ogni abitazione, sui lampioni della luce e persino Wi-Fi con i droni, tutto questo senza un’indagine preliminare sugli effetti sanitari che questa nuova invasione di onde potrebbe avere sulla salute pubblica.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) nel 2011 ha classificato il telefono mobile, usato in trasmissione più di un’ora al giorno accostato allo stesso lato della testa come possibile cancerogeno per l’uomo (classe 2b di cancerogenicità, nella scala crescente da 4 a 1).
La quinta generazione wireless di mini-antenne si aggiungerà entro il 2020 alle precedenti generazioni (2G, 3G, 4G) nell’irradiare il 98% della popolazione e il 92% del territorio italiano, e le sue emissioni saranno pericolose sia per l’ecosistema ambientale sia in quanto potenziale causa di danni alla salute come il cancro, secondo gli studi più aggiornati della ricerca scientifica internazionale (National Toxicology Program, 2018, e Istituto Ramazzini, 2018).
Per tali ragioni è necessario fermare la diffusione indiscriminata delle onde elettromagnetiche applicando il principio di minimizzazione, considerandole come un bene pubblico da regolamentare adeguatamente per il bene comune, e impiegare in tutti i casi possibili, in particolare nelle scuole e nelle case di cura e riabilitazione, la fibra ottica in luogo della connessione wireless;

7) NO amianto
Investire nella bonifica dall’amianto su tutto il territorio, partendo dalle scuole e dai luoghi pubblici;

8) Controllo del rumore
Controllo e regolamentazione del rumore sia nelle ore diurne ma soprattutto in quelle notturne;

9) Potenziare Arpat
L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, a causa delle riduzioni del personale imposte dalla politica, negli ultimi cinque anni ha ridotto del 30% le ispezioni sul nostro bellissimo e continuamente martoriato territorio. I controlli sugli impianti di gestione dei rifiuti sono diminuiti del 40%, quelli sulle immissioni in atmosfera del 45%. Nel 2018 solo il 39% delle attività più impattanti e soggette ad AIA sono state monitorate. L’organico di Arpat è ridotto all’osso e le tecnologie utilizzate non sono all’avanguardia, e tutto questo gioca a favore di pochi, oscuri interessi. Arpat deve essere il centro di controllo del nostro territorio e deve avere i mezzi e le competenze per vigilare costantemente;

10) Potenziamento dei parchi naturali
Individuazione di nuovi parchi naturali diffusi su tutto il territorio e potenziamento di quelli esistenti, così da restituire alla popolazione la possibilità di passeggiare in sicurezza, tutto l’anno, nella natura incontaminata e non troppo distante da casa. Inoltre, individuazione, mappatura e tutela di aree wireless-free, fondamentali per le persone elettrosensibili;

11) NO al taglio indiscriminato degli alberi e riforestazioni
Stop assoluto a taglio alberi immotivato, maggiori tutele e vincoli stringenti sul patrimonio boschivo regionale. Agire con l’obiettivo di raggiungere la carbon-neutrality, ovvero compensando le emissioni di Co2 con riforestazioni;

12) Maggior controllo sull’ambiente
Maggiori controlli sul territorio anche grazie all’attivazione delle guardie ambientali volontarie (GAV): è stato un atto colpevole quantomeno di miopia quello di smantellare il Corpo forestale dello Stato subordinandolo all’Arma dei Carabinieri (governo Renzi, legge Madia), disperdendo le competenze specifiche perfino all’interno della pubblica amministrazione. L’utilizzo delle GAV potrebbe aiutare in questo momento di estrema crisi, ma di 871 già formate e nominate negli anni passati, a oggi la maggior parte delle stesse risultano non operative (solo il 10-15% è stato riattivato dagli enti) mentre la stragrande maggioranza attende un’eventuale richiesta di attivazione da parte dei vari soggetti organizzatori del Servizio di vigilanza ambientale. Noi ci impegniamo a rendere attive quelle già pronte e a organizzare nuovi corsi per formarne altre;

13) Chi inquina paga
Applicazione puntuale del principio sancito dalle direttive europee “chi inquina paga” (Direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale);

14) No cementificazioni, Sì bioedilizia e autonomia energetica
No alla cementificazione selvaggia, favorire la ristrutturazione degli edifici e la costruzione dei nuovi edifici con materiali sani, ecocompatibili e attraverso le tecniche della bioedilizia.
Sì a incentivi per riqualificazioni di edifici esistenti e a incentivi a famiglie per l’autonomia energetica.
Sono molti i materiali completamente puliti e biodegradabili, per esempio i pannelli isolanti di calce e canapa che vengono utilizzati in bioedilizia per coibentare gli edifici con un risparmio energetico notevole e a impatto zero sull’ambiente.
Non solo, esistono nel nostro territorio aziende che producono case ecologiche prefabbricate che potrebbero risolvere molti problemi legati alla reperibilità di alloggi per le famiglie senza reddito;

15) Verso una toscana cruelty-free

a) Caccia, pesca e fauna selvatica

La gestione della fauna selvatica, lasciata in mano ai cacciatori e agli interessi di pochi, deve essere cambiata alla radice: quello che accade nei nostri boschi e nelle nostre campagne oggi, nel 2020, è inaccettabile. L’evidenza mostra che i cacciatori sono (ovviamente) gli unici a non essere interessati alla diminuzione degli animali nocivi per le colture. In particolare i cinghiali, di cui viene fatta mattanza indiscriminata, replicano alle fucilate con una risposta adattativa che decreta un aumento enorme nel loro tasso di riproduzione, fatto di cui gli agricoltori si sono accorti da un pezzo. La gestione della fauna selvatica deve essere pensata escludendo gruppi di potere interessati a nient’altro che ai propri interessi ludici o venali, e la tutela dell’agricoltura deve essere delegata a metodi all’avanguardia e incruenti. La Toscana può essere capofila europea (nel mondo c’è già l’esempio del Costa Rica) in questa battaglia di civiltà e sviluppo, abbandonando le barbarie che purtroppo i governi regionali hanno sempre incentivato. È una necessità morale quella di abbracciare un approccio misericordioso verso le creature che, come l’uomo, vivono su questa terra: imporre loro terrore e morte per divertimento o a scopo di lucro è oggettivamente riprovevole, e per quanto i politici non siano usi a parlare in questi toni, chiunque voglia agire eticamente, spinto da un’idea di giustizia, non può fare a meno di avversare comportamenti che non sono sport, non sono tradizione, non sono niente di rilevante da tutelare.
Oltre alle ragioni etiche, dobbiamo sottolineare che i cacciatori diventano i padroni assoluti dei boschi e delle campagne (anche private) per quasi 5 mesi all’anno (non considerando le aperture anticipate che le amministrazioni amiche della lobby venatoria concedono ogni anno), 5 giorni alla settimana, e in quel periodo risulta impossibile passeggiare nella natura senza rischiare di essere colpiti da una fucilata (la caccia ha causato centinaia di morti negli ultimi anni) o essere spettatori di scene dantesche.
Vogliamo ridare alla popolazione e ai turisti la possibilità di godere della natura tutto l’anno, perché una politica realmente ambientalista può portare anche enormi benefici economici.
Inoltre la dispersione dei pallini di piombo nell’ambiente è un problema serissimo, che deve essere risolto.
Per queste ragioni, ecco sono le nostre proposte:

– Forti incentivi dirottati dalla caccia all’applicazione di metodi moderni, incruenti e realmente efficaci per il contenimento e la gestione della fauna selvatica (cinghiali, ungulati e tutti gli animali considerati nocivi per le coltivazioni), visto che l’attività venatoria, in questo senso, non ha alcun interesse a diminuire il numero degli stessi;
– Abolizione della caccia sportiva (mantenendo solo quella di controllo per i casi di extrema ratio) o, come misura minima, l’introduzione di rigorose limitazioni all’attività venatoria con recepimento dei contenuti del quesito referendario del 1987;
– Scorporo delle pertinenze “caccia” e “pesca” dall’assessorato all’Agricoltura e accorpamento come “Tutela animali selvatici” all’assessorato Ambiente e difesa del suolo;
– Tutela integrale dei grandi predatori, con particolare riferimento al lupo con iniziative a favore della convivenza e per l’immediato rimborso dei danni provocati al bestiame domestico;
– Forte sostegno economico alle iniziative di prevenzione del danno e alle attività di controllo delle specie alloctone;
– Realizzazione di Centri di recupero per gli animali selvatici (CRAS) in ogni Provincia, con servizio di soccorso attivo 24 ore;
– Maggiori controlli sulla gestione dei cani dei cacciatori;
– Divieto di dispersione di animali “pronta-caccia”;
– Istituzione del divieto di detenzione, allevamento, trasporto, immissione di qualsiasi specie non autoctona;
– Divieto di utilizzo dei richiami vivi;
– Emanazione di misure specifiche per contrastare le pratiche illegali e che preveda il divieto di caccia in tutte le zone ove si verifichino casi di dispersione di bocconi avvelenati, utilizzo di trappole o il mancato rispetto delle regole da parte dei cacciatori (distanza da abitazioni, cani slegati in prossimità di orti…);
– Potenziamento della vigilanza faunistica, maggior utilizzo delle guardie ambientali volontarie (GAV) e delle Associazioni di protezione ambientale con particolare riferimento al contrasto del bracconaggio, e loro coinvolgimento nella vigilanza ittica e nel controllo delle attività alieutiche (pesca) e nella tutela ambientale dei corsi d’acqua;
– corsi di formazione ed esame di abilitazione obbligatorio per il conseguimento della licenza di pesca e requisito della maggiore età per il conseguimento della licenza di pesca;
– Incremento dei controlli in mare contro le attività di frodo.

b) Diritti degli animali
Tutelare il diritto degli animali quantomeno a non soffrire è una battaglia di civiltà, e anche in questo che si trova il reale progresso della specie umana. Quindi, per quanto riguarda gli allevamenti e gli altri animali, proponiamo:

– Istituzione del ruolo del Garante regionale dei diritti animali con ampia dotazione organica e organizzazione di un tavolo di confronto permanente tra l’amministrazione regionale e le Associazioni animaliste e ambientaliste riconosciute;
– Divieto di allevamenti intensivi, altamente inquinanti e che offrono condizioni di vita inaccettabilmente miserabili agli animali;
– Organizzazione di controlli negli allevamenti atti a ispezionare le condizioni di vita degli animali, il loro nutrimento, gli spazi in cui hanno la possibilità di muoversi…;
– Controlli nei macelli per accertarsi che non venga imposta sofferenza inutile a chi è condannato a morire;
– Assoluto divieto di allevare animali da pelliccia;
– Azioni svolte a tutelare la salubrità dell’aria nelle aree destinate all’apicoltura;
– Divieto all’attendamento di circhi che sfruttino animali di ogni specie;
– Obbligo per ogni Comune di allestire canili e gattili municipali, strutture che garantiscano il benessere e le cure degli animali vaganti considerando le loro necessità. La Regione contribuirà al finanziamento per la costruzione o ristrutturazione degli stessi, che dovranno garantire assistenza sanitaria agli animali e un servizio di pronto soccorso;
– Assistenza veterinaria gratuita per gli animali adottati da cittadini con disagio economico;
– Promozione e sostegno dei santuari per gli animali;
– Realizzazione e diffusione di programmi informativi ed educativi sulla conoscenza e il rispetto degli animali e promozione di campagne di informazione rivolte alla cittadinanza a favore del rispetto dei diritti di tutti gli animali.